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Gatta incinta: dal calore allo svezzamento dei cuccioli

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Per la tua gatta la maternità non inizia con la nascita dei piccoli, ma molto prima. Scopri tutto ciò che precede e segue l’arrivo della cucciolata e impara a gestire al meglio tutte le fasi legate al lieto evento.
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Se hai una gatta e hai deciso di non sterilizzarla, forse è perché ti piacerebbe che un giorno facesse dei gattini. Una cucciolata è un evento molto emozionante, culmine di un percorso tanto naturale quanto delicato per il quale ogni padrone dovrebbe avere un minimo bagaglio di preparazione teorica e pratica. Per aiutarti a comprendere meglio l’intero processo, ecco un breve viaggio lungo tutti i momenti della gravidanza della gatta e della maternità.

Calore

Generalmente, un felino arriva alla maturità sessuale tra i sei e i nove mesi, raggiunta la quale la femmina va in calore più volte nel corso del periodo riproduttivo. Nella tua gatta, l’ovulazione prende il nome di estro e ha manifestazioni abbastanza inequivocabili. Il comportamento della gatta in calore prevede un atteggiamento particolarmente affettuoso, caratterizzato da sfregamenti continui e dai caratteristici (e fortissimi) richiami d’amore. Tenderà anche a rotolarsi e appiattirsi sul pavimento, tenendo la coda di lato per segnalare di essere disponibile all’accoppiamento.

L’estro, che dura mediamente una settimana, non dipende dall’ovulazione ma dalla capacità del maschio di stimolare i recettori sensoriali della femmina durante la copula. Se lo stimolo è insufficiente, l’ovulazione viene rimandata e la gatta entrerà di nuovo in calore entro tre settimane al massimo.

L’estro è anche influenzato dall’esposizione alla luce e, dunque, ha una cadenza stagionale, generalmente in primavera e autunno.

Come capire se una gatta è incinta

Inizierai a intuire che la tua gatta è incinta solo verso la terza settimana di gestazione, quando mostrerà i primi segni rivelatori: l’addome gonfio, i capezzoli voluminosi e arrossati, un maggiore appetito e un atteggiamento che può già definirsi materno. In questo periodo puoi già recarti dal veterinario per avere conferma della gravidanza della gatta attraverso un’ecografia, una radiografia o la palpazione dell’addome. A differenza degli esseri umani, l’esame delle urine non è invece in grado di determinare con certezza se una gatta è incinta.

Gravidanza della gatta

Quando partorisce una gatta incinta? In condizioni normali, la gravidanza della gatta dura per un periodo compreso fra 64 e 68 giorni, durante il quale l’animale dovrà fare pasti equilibrati e abbondanti (facendo attenzione a non esagerare) ed evitare assolutamente vaccini, sverminazioni e altri farmaci potenzialmente dannosi per i gattini.

Con l’avvicinarsi del parto, il ventre diventa particolarmente voluminoso, con perdite di colostro dalle mammelle. La gatta si fa sempre più inquieta, pur cercando di muoversi il meno possibile. Ti capiterà spesso di trovarla dentro l’armadio, in un cassetto, tra le scarpe o in qualche angolo particolarmente nascosto: è alla ricerca di un luogo caldo, tranquillo e appartato dove partorire. Per questo motivo, nella fase finale della gestazione è consigliabile tenere la gatta incinta sempre in casa, per evitare che cerchi un posto per partorire all’aperto.

Il periodo immediatamente precedente al parto è il momento in cui la gatta ha particolarmente bisogno del tuo aiuto. Verifica che non siano presenti peli residui sui capezzoli e sulla vulva (se il pelo è lungo, è meglio rasarlo) e tranquillizzala spazzolandola spesso e delicatamente. Preparale inoltre una cuccia per il parto, acquistandola in un negozio per animali o realizzandola con una scatola di cartone con all’interno un panno morbido e dei fogli di giornale. Colloca il giaciglio in un luogo appartato ma non isolato, dove la gatta possa stare tranquilla quando comincerà il travaglio e tu possa tenerla facilmente sotto controllo.

Travaglio e parto

Quando mancheranno 12-24 ore al parto, la gatta incinta raggiungerà la cuccia e inizierà il travaglio. Il processo può durare anche un giorno intero: se l’animale si sente disturbato o ha qualche problema, può bloccarsi e aspettare un momento di maggiore tranquillità. Naturalmente, se temi delle complicazioni serie per la mamma o i nascituri, richiedi subito l’intervento del veterinario; se necessario, può procedere a un taglio cesareo.

In occasione del suo primo parto è possibile che la tua gatta abbia qualche difficoltà dovuta all’inesperienza e dovrai dunque darle una mano: ad esempio, se il sacco placentare di un gattino si rompe durante l’uscita aiutalo a liberarsi; se la mamma non pulisce i piccoli appena partoriti pensaci tu usando delle salviette detergenti.

Allattamento

Per i primi quattro o cinque giorni di vita, i nuovi nati (in media quattro per cucciolata) non si alimentano col latte materno vero e proprio ma con il colostro. Si tratta di un liquido ricco di proteine, grassi, minerali e anticorpi che garantisce loro una crescita veloce e li protegge dalle malattie, visto che il loro sistema immunitario non è ancora del tutto sviluppato. 

La mamma allatta i gattini ogni mezz’ora con poppate di venti minuti ciascuna e la capacità nutrizionale del suo latte dipende dall‘alimentazione (che deve essere ricca di proteine e integratori alimentari di calcio-fosforo, magnesio e vitamina C), dalla posizione delle mammelle e dalla specifica fase dell’allattamento (verso la quinta settimana il latte comincia a diminuire, fino a esaurirsi completamente).

Se la gatta non ha abbastanza latte per tutti i cuccioli o allattare le risulta doloroso a causa di un’infezione batterica chiamata mastite, dovrai alimentare i piccoli con dell’apposito latte in polvere, da somministrare con un biberon dalla tettarella larga o con una siringa.

Il latte artificiale deve avere una temperatura di circa 38 gradi e va dato al gattino tenendolo con la pancia verso il basso. A fine poppata, controlla sempre che non ci siano residui nella bocca o nel naso. Infine, evita il latte di mucca, poiché i gatti sono generalmente intolleranti al lattosio.

Svezzamento

Lo svezzamento ha inizio quando i gattini hanno circa 40 giorni e la mamma smette di produrre latte. In modo graduale, puoi iniziare a introdurre dei cibi solidi nella dieta dei piccoli: omogeneizzati di vitello e pollo, cereali, carne frullata, pesce ben cotto e sminuzzato, oltre agli speciali cibi con formulazione “kitten”, ricchi degli omega-3 consigliati dai veterinari.

Se scegli di preparare i cibi in casa, assicurati che siano ammorbiditi e ben tritati così da essere facili da masticare e inghiottire. Se durante i primi pasti semisolidi i gattini rigurgitano i bocconi, non spaventarti: probabilmente devono ancora imparare a gestire la nuova modalità di assunzione del cibo.

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